Stress, minacce e psicofarmaci per i lavoratori della logistica in Toscana

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di Lorenzo Sarra

Turni insostenibili, intimidazioni, ricatti. È un quadro preoccupante, quello che viene fuori dallo studio della cooperativa sociale C.A.T. sulle dinamiche dello sfruttamento lavorativo di corrieri, magazzinieri e camionisti in Toscana. L’indagine – commissionata da Cgil – è stata svolta nell’area metropolitana fiorentina e ha ricostruito i processi del settore logistico attraverso la raccolta di esperienze dirette.

«Lavoravi tredici, quattordici ore al giorno», ha dichiarato durante la ricerca uno degli intervistati anonimi. «Lo stipendio era di cinquantacinque euro al giorno. Se eri malato niente, se eri in ferie niente. La mattina presto si entrava e il lavoro andava avanti dalle sei fino alle otto di sera. Pause? Dipendeva dalla consegne. Era un massacro». «Se non ci sei te c’è un altro. C’è la minaccia dei licenziamenti».

Realtà trasversali

Non manca, nell’indagine, la problematica dei lavoratori stranieri: «Abbiamo una grande quantità di extracomunitari», dice un intervistato. «Parlano e si lamentano poco. Sono più remissivi, hanno paura di perdere il lavoro, sono sfruttati. Magari vengono pagati cento euro per fare tredici ore al giorno sui camion». Orari disumani che mettono a repentaglio anche la sicurezza sulle strade, oltre a scontrarsi con i più basilari diritti sanciti dai contratti nazionali e con la recente legge a proposito del caporalato. Un fenomeno, questo, dovuto in particolare alla straordinaria espansione dell’e-commerce, settore in cui gli accordi con le multinazionali sono ancora in corso.

«Il dover trasportare velocemente sempre più merce», spiega Livia Bruscaglioni della cooperativa C.A.T., «porta alla violazione degli orari di lavoro e ad eccessivi straordinari. La nostra idea iniziale era studiare i lavoratori stranieri, ma abbiamo visto che in realtà abbiamo a che fare con vulnerabilità trasversali, in particolare riguardo alla precarietà, con i contratti a termine che portano ad imposizioni e pressioni. Condizioni, queste, che spesso inducono i lavoratori pure ad assumere sostanze e psicofarmaci per reggere gli intensi ritmi giornalieri. La ricerca è stata svolta da maggio 2016 a novembre 2016. Quello che emerge è che nel settore c’è una criticità legata agli appalti e ai subappalti, con al responsabilità sullo smaltimento e sul trasporto delle merci che viene riportata all’esterno. È il fenomeno delle cosiddette cooperative spurie, o false cooperative, che aprono e chiudono frequentemente, imponendo condizioni complicatissime ai lavoratori».

La Filt Cgil

La Filt Cgil esprime la propria posizione attraverso il suo segretario regionale: «Come organizzazione sindacale a livello regionale», dice Gabrio Guidotti, «abbiamo chiesto più volte al Presidente Rossi una legge sugli appalti privati. Ma ancora siamo fermi a questa situazione. L’e-commerce ha portato a tante nuove assunzioni? Non è l’unico aspetto, come avete potuto constatare. Comunque con le grandi aziende multinazionali, come UPS, DHL e TNT, abbiamo cominciato a costruire accordi importanti, grazie ad un contratto di filiera che mette insieme dall’ultimo facchino al primo dirigente. È un inizio. L’obiettivo finale è la parità assoluta di condizioni tra il lavoratore in appalto e il lavoratore dipendente. La strategia di Filt Cgil per il problema dello sfruttamento lavorativo nella logistica? L’applicazione del contratto merci come livellamento delle tariffe, anche sulle cooperative. Non è però semplice. A Firenze, Prato e Pistoia siamo riusciti ad intervenire. Ad Arezzo e Grosseto ci sono ancora situazioni nascoste».

Fonte: Corriere Fiorentino, 12 gennaio 2017.

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