Perdita del lavoro e rinnovo del permesso di soggiorno

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Soprattutto dopo il 2008, a causa della crisi economica, migliaia di lavoratori stranieri hanno dovuto affrontare il problema di rinnovare il permesso di soggiorno avendo nel frattempo perso il posto di lavoro. La questione è rilevante in materia di contrasto allo sfruttamento lavorativo per due ragioni. In primo luogo, il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro costituisce uno strumento di pressione dei datori di lavoro sui lavoratori, indotti ad accettare cattive condizioni di lavoro pur di non perdere il posto e rischiare così di non poter rinnovare il permesso di soggiorno. In secondo luogo, la perdita del permesso di soggiorno espone i lavoratori migranti alla scelta tra il rimpatrio e l’ingresso nell’economia sommersa, dove aumenta il rischio di sfruttamento e dove far valere i propri diritti in sede legale diventa di fatto più difficile.

 

Un permesso di soggiorno legato al lavoro

Secondo la legge italiana il permesso di soggiorno per lavoro subordinato è strettamente legato al contratto di lavoro. La legge, in particolare, dice che «il permesso di soggiorno (…) è rilasciato a seguito della stipula del contratto di soggiorno [cioè del contratto di lavoro]. La durata del permesso è quella prevista dal contratto» (Testo Unico Immigrazione, Decreto legislativo 286/98, art. 5 comma 3-bis). Ciò significa che la Questura rilascia il permesso solo quando si ha un lavoro, e che il permesso scade nello stesso momento in cui scade il contratto. Attenzione però: questo non significa che chi rimane disoccupato perde automaticamente il diritto a rimanere in Italia.

 

Chi viene licenziato non perde automaticamente i documenti di soggiorno

Innanzitutto, è importante sapere che chi viene licenziato prima della scadenza del contratto non perde i propri documenti. La legge afferma espressamente che «la perdita del posto di lavoro non costituisce motivo di revoca del permesso di soggiorno» (Testo Unico Immigrazione, art. 22 comma 11). Quindi, se perdo il lavoro, il permesso resta valido fino alla scadenza e la Questura non lo può revocare.

 

L’erogazione di prestazioni di sostegno al reddito

Alle condizioni previste, lo straniero iscritto nell’elenco anagrafico del Centro per l’impiego potrà usufruire dell’indennità di disoccupazione e delle altre prestazioni di sostegno al reddito previste alla pari dei cittadini italiani e comunitari.

 

Un permesso di un anno per chi resta senza lavoro

Ma cosa accade se, una volta scaduto il permesso, non ho trovato un nuovo lavoro? Vediamo ancora una volta cosa dice la legge: “il lavoratore straniero in possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato che perde il posto di lavoro, anche per dimissioni, può essere iscritto nelle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno e, comunque, salvo che si tratti di permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non interiore ad un anno ovvero per tutto il periodo di durata della prestazione di sostegno al reddito percepita dal lavoratore straniero, qualora superiore” (Testo Unico Immigrazione, art. 22 comma 11). Dunque, se ho perso il lavoro e non avevo un permesso di soggiorno per lavoro stagionale, ho diritto ad avere un permesso di soggiorno per “attesa occupazione” per almeno un anno, durante il quale potrò cercare una nuova occupazione.

Qui bisogna fare attenzione: il periodo di un anno si calcola da quando è finito il lavoro, non da quando scade il permesso di soggiorno. Per esempio: se sono stato licenziato nel mese di gennaio, ma il permesso di soggiorno mi scade a giugno, io posso rimanere in Italia per altri sei mesi dopo il licenziamento, perché come detto sopra la Questura non può revocare i documenti che ho già. Scaduto il permesso di soggiorno, posso rinnovarlo ancora. Il nuovo permesso, però, non durerà dodici mesi (da giugno a giugno), ma soltanto sei mesi: il periodo di un anno, infatti, si calcola da quando ho perso il lavoro, cioè da gennaio.

Al fine di richiedere il permesso di soggiorno per attesa occupazione, lo straniero che perde il posto di lavoro in seguito a licenziamento o dimissioni deve presentarsi, entro 40 giorni dopo la data di cessazione del rapporto di lavoro, presso il Centro per l’impiego, rendere una dichiarazione sull’attività lavorativa precedentemente svolta e dare la propria immediata disponibilità allo svolgimento di una nuova attività lavorativa. Alla richiesta del permesso per attesa occupazione, il lavoratore dovrà allegare oltre alla copia dei documenti personali (permesso di soggiorno in scadenza, codice fiscale, pagine del passaporto riportanti i dati anagrafici, i timbri di rinnovo, i visti), una copia dell’iscrizione nelle liste di collocamento o nell’elenco anagrafico finalizzata al collocamento del lavoratore licenziato, dimesso o invalido, istituiti presso il Centro per l’Impiego.

 

Che succede dopo un anno dalla perdita del lavoro?

Cosa succede quando anche il periodo di un anno è finito? Non è più possibile rinnovare il permesso di soggiorno per attesa occupazione? Siamo costretti a tornare al paese di origine o a diventare “irregolari”? Ci sono almeno due possibilità per rimanere legalmente in Italia.

La prima possibilità è quella di rinnovare il permesso di soggiorno, non per lavoro ma per motivi familiari. In questo caso, è necessario che il coniuge (la moglie o il marito) si trovi in Italia, che abbia un regolare permesso di soggiorno e un lavoro con un reddito sufficiente per mantenere tutta la famiglia. Tale reddito deve essere “non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale aumentato della metà dell’importo dell’assegno sociale per ogni familiare” (Testo Unico Immigrazione, art. 29, comma 3, lettera b). Se ci sono questi requisiti, si può chiedere la conversione, cioè la trasformazione del permesso da motivi di lavoro a motivi familiari.

La seconda possibilità è quella di rinnovare comunque il permesso di soggiorno per ricerca occupazione. La legge dice infatti che, dopo un anno senza lavoro, il permesso può essere rinnovato, anche senza un nuovo contratto, purché si abbiano «i requisiti reddituali di cui all’articolo 29, comma 3, lettera b)»: si tratta di dimostrare dunque “un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale aumentato della metà dell’importo dell’assegno sociale per ogni familiare”. Ai fini della determinazione di tale reddito “si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente”.

Nella determinazione del reddito minimo annuo, utile per chiedere il rinnovo del permesso per attesa occupazione, potrebbero però essere prese in considerazione anche la disponibilità di indennità di mobilità, la disponibilità di indennità di disoccupazione, la mobilità in deroga, la disponibilità del Trattamento di Fine Rapporto, di eventuali risparmi, di arretrati, fino alla presenza di eventuali cause intentate nei confronti del precedente datore di lavoro, che potrebbero sfociare in sentenze di riammissione, di accertamento di crediti retributivi o di risarcimenti del danno.

Riguardo all’accertamento del requisito del reddito minimo, la Circolare n. 40579 del 3 ottobre 2016 Ministero dell’Interno richiama le motivazioni del Consiglio di Stato (n. 2730/16) . I giudici, nel ribadire che la valutazione sul reddito deve aver luogo anche sotto il profilo prognostico enuncia alcuni criteri in base ai quali, l’Autorità amministrativa, deve compiere la prognosi. In particolare, è detto che si dovrebbe tener conto “della natura del contratto di lavoro, valutando se si tratti di contratto full-time o part-time, considerando in tal caso quante siano le ore lavorative, se si tratti di contratto a tempo indeterminato o a tempo determinato, prendendo in considerazione in tale ultimo caso la sua durata, al fine di compiere una prognosi sull’idoneità del contratto di lavoro a produrre un reddito corrispondente al limite previsto dall’ordinamento”.

 

Come rinnovare il permesso di soggiorno in assenza di occupazione

Se si rinnova il permesso per motivi familiari, è necessario avere:

  • il permesso di soggiorno della moglie, o del marito
  • il passaporto della moglie, o del marito
  • se il matrimonio non è stato celebrato in Italia, un certificato di matrimonio tradotto e legalizzato
  • il contratto di lavoro della moglie, o del marito
  • il reddito (l’ultimo CUD o l’ultima dichiarazione dei redditi) della moglie o del marito

Tutta questa documentazione va portata al Patronato o all’Ufficio Immigrati del Comune, che prepareranno la busta da portare alle Poste per il rinnovo del permesso di soggiorno.

Se si rinnova il permesso per attesa occupazione, è necessario avere:

  • il permesso di soggiorno e il passaporto di tutti i familiari conviventi
  • il contratto di lavoro dei tutti i familiari conviventi
  • il reddito (l’ultimo CUD o l’ultima dichiarazione dei redditi) di tutti i familiari conviventi
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